Taglia 42

Fatima Mernissi e la commessa del grande magazzino di moda.
Fatima Mernissi: “Vengo da un paese dove non c’è taglia per gli abiti delle donne. Io compro la stoffa e la sarta o il sarto mi fanno la gonna di seta o di pelle che voglio. Non debbono far altro che prendere le mie misure ogni volta che ci vado: Né la sarta né io sappiamo esattamente la misura della gonna nuova. La scopriamo mentre la si fa. A nessuno interessa la mia taglia in Marocco, fintanto che pago le tasse per tempo”.
La commessa rise allegramente e disse che avrei dovuto pubblicizzare il mio paese come un paradiso per le donne lavoratrici stressate. “Vuol dire che non controllate il vostro peso?” mi chiese, con una sfumatura di incredulità nella voce. Dopo un breve momento di silenzio, aggiunse con voce più bassa, come se parlasse a se stessa: “Molte donne che lavorano in posizioni ben pagate che hanno a che fare con la moda, perderebbero il loro lavoro se non si tenessero a dieta stretta”.
Le sue parole erano così semplici e la minaccia che implicavano tanto crudele, che mi resi conto per la prima volta che la taglia 42 è forse una restrizione ancora più violenta del velo mussulmano.

Da “L’harem e l’Occidente” di Fatema Mernissi

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