Scene di Lotta di Classe a Paperopoli

paperino compagno

Canard a l’orange mécanique

Wu Ming

Scarica il racconto completo qui

Capitolo 1 (il prologo leggetevelo sul testo completo)

Ecco il titolo: “Paperino e i masnadieri”. Rosso fiamma, contro un cielo suburbano. E io esco da casa mia con le mani in tasca e l’aria afflitta. Ve lo caccio nel culo! Manco ve l’immaginate, come vi rovino ‘sta storiella. Cos’è che devo dire adesso?

sob! è una bellissima giornata, tutti vanno al lago e a me invece tocca lucidare una ad una le monete di zio paperone!”.

Che si fotta, zio Paperone.

Dietro di me, i nipotini. Comincia a parlare uno dei tre, non so nemmeno quale: non ti preoccupare, zietto, ci siamo noi a darti una mano. Questo lavoro casca…”

Prosegue un altro: “…proprio a fagiuolo, dobbiamo fare una ricerca di numismatica pe r…” termina l’ultimo: “…la professoressa Gippytummy. Faremo senz’altro un figurone!”.

La solita merda secca, da decenni e decenni. Le stesse, grottesche minchiate. Fanno le elementari da sempre, o le medie, checazzonesò. Non cresceranno mai. Ah, ma se credono che li manterrò per sempre! Non sono niente per me. Cazzo, non so nemmeno distinguerli, so solo che uno ha il berretto verde, uno ce l’ha rosso e il terzo ce l’ha blu! Recitano la stessa, vecchia parte. Il copione stabilito da Carl Barks, “genio dei comics”, “grande creatore dell’universo dei paperi…” etc. etc.

Io esistevo già prima di Barks. Sono stato concepito da altri, e allevato da un italiano, un certo Taliaferro. Chissà perché Barks mi ha circondato di padroncini, yes-men e leccaculo dell’imperialismo. Paperone, Gastone, Paperina… Li odio tutti, facce di cazzo!

Ma non ce l’ho con lui. Era un salariato, costretto all’anonimato, e aveva sul collo il fiato del fottuto zio Walt.

Tre mesi fa sono andato alla Biblioteca Comunale, ho chiesto le opere di Carl Barks. La tipa, che è un po’ sorda, mi ha portato i libri di un altro tizio, Karl Marx.

Una lettura sconvolgente. Ho capito tutto: la mia vita è una merda, sono sfruttato da una delle più grandi multinazionali del mondo, che fa i soldi sul mio lavoro. E in più mi è toccata la parte del cretino sfortunato. Ho annunciato lo sciopero, non mi hanno dato risposte. Adesso comincia il sabotaggio. Ma prima devo arrivare al deposito del vecchio bastardo.

E’ in cima alla collinetta, circondato dai cartelli “Fuori dai piedi!”, “Keep Out!” etc. etc. Ho sempre odiato l’arroganza di quel cassone con la “$” sbattuta in faccia alla città.

A questo punto avrei già dovuto recitare tre battute, ma sono rimasto muto per ben quattro vignette. I lettori si staranno già spazientendo. Qui, Quo e Qua tacciono, non sanno bene cosa fare. Certo, stronzetti, nel “Manuale delle giovani marmotte” non c’è niente sulla lotta di classe!

Eccola lì, ignara dei miei propositi, l’anatra che mi tiranneggia da sempre, che mi fa lavorare gratis per pagargli gli interessi su un debito che non ricordo come ho contratto, anzi, che probabilmente non ho mai contratto, qualcuno di voi l’ha mai visto allungarmi un solo dollaro? Guardalo, con cilindro, palandrana e ghette, come si coltiva l’immagine dell’ultimo capitalista vecchio stampo, il self-made duck che si è fatto un mazzo così nel Klondike… Quanti comunisti hai fatto licenziare dalle tue fabbriche, nelle pause tra una storiella edificante e quella successiva? Quanti crumiri hai assoldato, quanti picchetti hai fatto sfondare, quanti sindacati hai sciolto, sangue del mio sangue?

E quali sordidi traffici vai organizzando con le multinazionali del bio-tech?

Il mais che coltivano sulle tue terre è talmente transgenico che quando strappi una pannocchia la senti bestemmiare.

Nonna Papera è costretta a comprare le tue sementi modificate, che danno piante sterili e vanno ricomprate l’anno dopo a prezzi maggiorati.

Sei spregevole, zione. Non mi sorprenderebbe scoprire che sei un narcotrafficante o che t’inculi gli anatroccoli appena usciti dall’uovo.

è questa l’ora di arrivare, pelandrone sciagurato? Al lavoro, forza, non lo sai che il tempo è denaro?”

Mi fermo e lo fisso negli occhi. A questo punto il vecchiaccio, i tre stronzetti, i lettori, gli autori, i dirigenti Disney e l’anima dello zio Walt non sanno cosa aspettarsi da me.

Prima vignetta bruciata. Silenzio assoluto. Il panico negli occhi di De Paperoni. Gocce di sudore tra le piume dei tre stronzetti. Restiamo tutti immobili.

Seconda vignetta bruciata. Lo zione ripete la battuta.

Terza. Non posso fare a meno di sorridere.

Quarta. La tensione è intollerabile.

Quinta.

Su di me, gli occhi degli executives.

Il manrovescio lo colpisce sulla punta del becco. Cade, è una maschera di sangue. Si caga addosso, tanfo di cacca e carne frollata. Afferro la teca del fottuto primo nichelino, la mando in pezzi e getto la moneta dalla finestra. Il suo urlo mi ghiaccia il sangue. Gli do un calcio nei maroni, i polmoni gli si svuotano. Si raggomitola. Mi fai schifo, De Paperoni. Lo prendo a calci finché non mi si annebbia la vista. Riprendo fiato. E’ svenuto.

Mi giro verso i nipotini:

– Trovate della corda, stronzetti, e legatelo!

Interdetti. Non avevano mai letto una frase in minuscolo.

– E’ un ordine, mocciosi. Fate qualcuno di quei nodi che vi ha insegnato il Gran Mogol.

Si attivano festosi. Diventa subito un gioco.

Arriva il maggiordomo, trafelato. Non ha il tempo di chiedermi cos’è successo: un calcio circolare alla tempia, ed è steso.

Attendo qualche secondo. Silenzio.

E ora il proclama:

Sanguisughe che salassate il popolo di Paperopoli, ascoltate con attenzione. Non ripeterò quanto sto per dire. L’avanguardia dei paperopolesi va ad intraprendere l’iniziativa più straordinaria che mai sia stata tentata dai lavoratori di questa città! Io proclamo lo sciopero dei personaggi e l’occupazione del deposito di Zio Paperone! Io dichiaro Paperon De Paperoni ostaggio degli scioperanti. Le storie sceneggiate e messe in produzione dalla Walt Disney Entertainment non proseguiranno e Paperon De Paperoni non verrà lasciato libero finché le nostre richieste non verranno accolte. Un nostro delegato s’incontrerà con un delegato dell’azienda nell’intramondo già usato per la storia “Pantegane & sangue”. Il nostro rappresentante vi consegnerà la piattaforma di rivendicazioni. Vi sconsigliamo di mettere in scena le storie ingaggiando dei crumiri. Siamo più determinati di quanto possiate immaginarvi. A riprova che la mia non è la sparata di un pazzo, invito Lorsignori cazzoni a guardare fuori.”

Anch’io mi sporgo dalla finestra. Ecco il servizio d’ordine, schierato su tutta la collinetta. Un centinaio di paperi armati in mimetica, si muovono in perfetta sincronia, visibili dalle edicole di mezzo mondo. Quanto durerà il bluff? Quanto ci metteranno a scoprire che sono solo due compagni, riflessi e moltiplicati dal sistema di olospecchi di Archimede Pitagorico?

Stiamo rischiando grosso. Ma è meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine.

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