Camerata Topolino

Pantegane e sangue

di wu-ming(*)

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topolino naziGli andai contro e cercai di colpirlo con un uppercut al mento, ma il braccio era corto, tutto il
mio corpo era corto. Mi prese per il collo e mi sollevò da terra con la sinistra tenendomi
sospeso davanti alla sua faccia sogghignante. Cercavo ancora di colpirlo, ma le braccia
erano un inutile mulinello, non arrivavano nemmeno al suo gomito. Anche a quella distanza,
aveva un fiato insopportabile, come se avesse masticato carogne di antilope.

Cosa che probabilmente aveva fatto, perché il mio avversario era un leone antropomorfo, con la criniera
impomatata all’indietro e un paio di occhialoni neri.
Fu lui a rifilarmi uno sganassone con la destra, e a tramortirmi. La giornata era cominciata
male, e pareva proprio che sarebbe proseguita peggio.
Quando ripresi i sensi, ero legato mani e piedi a una sedia. Di fronte a me c’erano tre grandi
sagome sfocate. Sentivo freddo, e tutti i muscoli indolenziti. I tre parlottavano e
ridacchiavano:
– Guarda lì che roba, la pantegana! Non tocca nemmeno terra coi piedi!
– Di’, secondo te perché porta quei guanti gialli?
– Ehi, si sta svegliando, il ratto!
– Dove cazzo sono? – chiesi, con lo stesso tono di voce basso e strozzato che ti viene
quando ti fai qualche canna di troppo. La domanda topica n.1 del detective-appena-rinvenuto.
– Non ce li hai gli occhi, pantegana? Guardati intorno! – mi rispose uno dei tre energumeni,
un bufalo con un giaccone di vitello e scarpe di vacchetta. Tutt’intorno, quarti di bue appesi a
file di ganci.
Per qualche secondo ebbi pensieri strani, immaginai un mondo capovolto, in cui il
cannibalismo è un tabù, in cui all’interno di ogni specie la razza superiore tratta quella
inferiore, non antropomorfa, da pari a pari: Paperino non mangia il canard à l’orange, l’Homo
Sapiens-Sapiens non usa il Neanderthalensis come animale domestico, etc. Ma guarda te
cosa vado a fantasticare, in una situazione del genere!]
Così ero in una cella frigorifera. Poteva essere il macello comunale di Topolinia, che
chiudeva il sabato e la domenica.
Gli altri due erano il leone che m’aveva steso e un facocero ben vestito, con un doppiopetto
blu di sartoria, ma con le zanne ricoperte di una placca giallo scuro. L’igiene orale dei
criminali lascia spesso a desiderare. Era ora di fare le domande topiche 2 e 3:
– Chi cazzo siete? E che cazzo volete da me?
– Sei sboccato, pantegana! Forse dovremo lavarti la bocca col sapone! – disse il facocero.
– Anche la tua, di bocca, non mi sembra messa bene. Sei incravattato, ma sei pur sempre
un maiale. Quante ore fa ti sei rotolato nella merda? Cosa ti dicono al lavasecco quando porti
a pulire i vestiti?
Grugnì in qualche lingua da bingo bongo, poi fece due passi avanti, sicuramente per
colpirmi, ma il bufalo lo fermò:
– Be cool, Fela, non lasciarti sconvolgere da queste cazzate razziste.
– Scusami, Mbotu, è che questi pseudo-eroi di destra difensori dello status quo mi danno il
voltastomaco.
Se avessero voluto accopparmi non sarebbero stati lì a tergiversare. Avevano bisogno di me
per qualcosa, quindi dovevano mantenermi integro e lucido, per il momento. Ma poi mi
avrebbero fatto fuori, altrimenti si sarebbero premurati di non usare nomi, inconfondibili nomi
da negri. Perplesso, inerme e dolorante, dovevo comunque mantenere alto il profilo, e
rilanciare:
– Non avete ancora risposto alle mie domande, buzzurri.
– OK, sorcio del mio buco del culo, – disse Mbotu, che doveva essere il capomanipolo –
diciamo che hai ficcato il naso in robe che non ti riguardano, e la cosa ha dato fastidio a
qualcuno che sta in alto. Questo qualcuno-che-sta-in-alto ci ha mandati a redarguirti e a
chiederti cosa sai. Diccelo e andrà tutto bene.
– Non so di cosa state parlando.
– Allora ci faremo capire, facendoti un nome che non puoi non conoscere, dato che lavori
per lui: Clarence Crispin Abercrombie III, duca di Aldington e Harewood.
Un nome da ricchione. Mai sentito nominare. Mai lavorato per un inglese. Mai lavorato
nemmeno per un ricchione. Quei tre dovevano essere degli psicopatici. Mi avevano certo
scambiato per un altro topo investigatore.
– E chi cazzo sarebbe?
– Basta con gli scherzi, ratto di fogna! Sappiamo quasi tutto di te. Sei un ex-sbirro cacciato
dal Dipartimento per corruzione e indegnità morale, ma chissà come hai ancora degli agganci
poco chiari, e li usi per il tuo nuovo lavoro da investigatore privato. Questo signore dal nome
altisonante ti ha assunto tre giorni fa per indagare sulla scomparsa di sua nipote Rosamond,
almeno questo è quello che hai raccontato agli sbirri.
Non era vero. La situazione era sempre più ingarbugliata. Colsi una lieve allusione a talpe in
Questura. In effetti, in Questura lavorava sì una talpa, ma alla Buoncostume.
– E ‘sti cazzi? A parte che non so di cosa stai parlando, voi che c’entrereste con la nipote di
questo frocio?
– Sei patetico, pantegana. Neghi l’evidenza, ma non ti servirà a niente. Ti sei messo in testa
che c’entrava la tratta delle bianche o qualche altra cazzata del genere, ieri hai convinto il tuo
amico Basettoni a fare irruzione in un magazzino del porto, così la polizia ha messo le mani
su qualche centinaio di casse in partenza per l’Africa occidentale, merce di quella che fa
“Bang! Bang!” o “Rat-ta-ta-ta-ta”. Bene, vogliamo sapere se il raid è stato una semplice
combinazione, o se c’è sotto qualcosa e ne sai di più, vale a dire: per chi lavori davvero?
Non avevo la minima idea di cosa stesse succedendo. Io stavo indagando su tutt’altro, mi
aveva assunto una casalinga preoccupata che suo figlio si facesse le pere e che il marito la
cornificasse con la tipa che vendeva le dosi al ragazzo. Ero impegnato in un doppio
pedinamento insieme al mio socio Pippo, un cane antropomorfo che nel XXI° secolo veste
ancora come un disoccupato della Grande Depressione.
Quando hai scartato tutte le ipotesi impossibili, l’unica che rimane, per quanto improbabile,
dev’essere quella giusta. A quel punto ero sicuro dello scambio di persona, ed ero anche
certo di avere a che fare con tre incompetenti troppo sicuri di sé, per giunta di idee
sovversive, probabilmente vicini a qualche guerriglia di negri pazzoidi. Non ci sarebbe stato
modo di convincerli che non c’entravo, qualunque cosa avessi detto. Che fare?

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